Occhio del cavallo

Il campo visivo del cavallo e il mondo che lo circonda

La convivenza con il nostro cavallo a volte ci porta a porci delle domande su alcuni suoi comportamenti che, in un primo momento, ci sembrano senza senso. Spesso la causa di queste problematiche sono proprio i nostri comportamenti o atteggiamenti corporei sbagliati. Di rado consideriamo il mondo dalla prospettiva visiva di un equide.

Allo stato brado il cavallo, nella scala alimentare, è una preda per cui la natura lo ha dotato di una visuale che gli permette di tenere sotto controllo quasi tutto il territorio che lo circonda per individuare prontamente eventuali pericoli.


Il campo visivo del cavallo copre 340° in contrapposizione all’uomo che ne copre appena 180° su 360° totali. La lateralità e la grandezza dei suoi occhi sono di fondamentale importanza per la sua stessa sopravvivenza. Ogni occhio ha un proprio campo visivo che non coincide con quello dell’altro e, addirittura, le immagini vengono inviate a parti differenti del cervello; questo spiega perché, ad esempio, il cavallo montato si spaventa di un qualsiasi oggetto mentre procede a mano destra e invece rimane indifferente quando si trova a mano sinistra.

Questa straordinaria caratteristica ha però un difetto non da poco: la visione monoculare non permette di stimare profondità e distanze. Madre natura ha comunque trovato il modo di risolvere questo inconveniente con la visione binoculare, anche se di pochi gradi (65-70°) che il cavallo utilizza quando si trova a distanza dall’oggetto animato e non, che attira la sua attenzione.

Un esempio pratico di quanto detto sopra lo possiamo riscontrare quando entriamo frettolosamente nel paddock: Il cavallo, in un primo momento percepisce un movimento per cui scatta in lui il senso di predazione e si allontana. Raggiunta la “distanza di sicurezza” gira la testa e la visione binoculare gli permette di identificare l’intruso, ormai non più una minaccia.

Non possiamo dimenticarci degli angoli ciechi: sono due zone in cui il cavallo non riesce a vedere. Anteriormente abbiamo una zona triangolare che termina a due metri dal muso, mentre dietro la zona è coperta dal treno posteriore.

Ora che abbiamo un quadro soddisfacente di come un cavallo percepisce la realtà, possiamo cominciare a trovare risposte ad alcuni comportamenti che possono insinuare delle domande. Tra queste, a mio avviso più comuni: “Perché il cavallo rifiuta l’ostacolo?”, “Perché se mettiamo una qualsiasi cosa appetente (carota, mela), a volte non viene trovata immediatamente?”, “Perché scarta ad una mano e all’altra no?”, “Ma questo fantastico strumento di cui è dotato il cavallo com’è fatto?”.

L’occhio equino, proporzionalmente alla stazza, è il più grande tra tutti i mammiferi. Questa sua ampiezza gli permette di ottimizzare la visione anche con scarsa visibilità e accresce enormemente il campo visivo. Il globo oculare e il cristallino sono appiattiti, conseguentemente il cavallo riesce a focalizzare sia oggetti lontani che oggetti vicini, a differenza dell’uomo che non ha questa peculiarità. Anche la pupilla ha un ruolo fondamentale nell’ampia visione dell’ambiente circostante. La sua forma è allungata, in contrasto con quella umana che è tonda.

In sostanza possiamo affermare che il cavallo non percepisce benissimo i dettagli ma possiede una spiccata sensibilità al movimento, con frequenza di 20-27 immagine al secondo.

Un’altra questione che viene spesso posta è quella riguardante la visione dei colori; La percezione cromatica è meno sviluppata rispetto a quella umana, ma i gialli e i verdi sono al primo posto tra i colori meglio percepiti, seguono poi i rossi e i blu.

Contrariamente a quanto si sente dire in giro, il cavallo è dotato anche di una straordinaria vista notturna, paragonabile a quella del gatto. Dalle informazioni anatomiche sopra esposte riguardo all’anatomia oculare, si può concludere che la grandezza del globo è determinante per consentire alla luce di filtrare nell’intero occhio in situazioni di scarsa visibilità (motivo per cui i cavalli sono molto attivi durante le ore notturne).

C’è da dire, tuttavia, che la parte responsabile di questa utilissima caratteristica è data dal Tapetum Lucidum: quest’ultima è una membrana riflettente posta immediatamente dietro alla retina che permette di catturare ogni singola particella di luce. 
La conseguenza che questa dotazione visiva comporta è che i cambi repentini di luminosità sono mal assimilati dai cavalli, pertanto i tempi di cecità in questi passaggi si allungano drasticamente.

In conclusione possiamo dire che la vista ha un ruolo di vitale importanza sulle reazioni che il cavallo produce rispetto agli stimoli ambientali e non.

Mi auguro che, a fronte di quanto detto fin ora, tutti coloro che vivono con i cavalli li montano e si relazionano con loro imparino a vedere il mondo con occhi diversi.

SalvaSalva

Sono nel mondo del cavallo letteralmente da quando sono nata. Ho ricevuto il mio primo pony all'età di quattro anni e di li la passione è andata crescendo; fino a vent'anni ho partecipato a gare di completo poi mi sono allontanata dalla competizione e della mia passione ne ho fatto un lavoro. Come tanti, ho cominciato dalla pulizia dei box, ho conseguito brevetti per insegnare, ho cominciato a domare ed addestrare cavalli. Ho lavorato in maneggi, allevamenti, grandi e piccoli. Intanto mi sono laureata in biologia con indirizzo etologico; ma non mi bastava: due anni fa ho conseguito un master in assistente veterinario e ho cominciato a lavorare in una piscina per riabilitazione equina.

3 Commenti

Lascia un commento